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Anche il più piccolo degli oratori paesani può vantare antiche tradizioni e custodire decorazioni e suppellettili di rilevante pregio artistico.

 
L'oratorio di Santa Margherita

Si trova nei pressi dell'acquedotto, nell'omonima via di Santa Margherita, una laterale della strada che porta verso il vicino comune di Paderno del Grappa, in posizione isolata e terminante in un vicolo cieco. A causa della sua collocazione discosta dalle principali vie di traffico, questo oratorio è stato dimenticato per parecchio tempo, anche da chi s'incaricava di scrivere la storia di Castelcucco. Oggi si cerca di rivitalizzarlo e di attribuirgli la giusta importanza al pari degli altri luoghi di culto paesani.

Santa Margherita è invocata soprattutto dalle donne prossime ad avere un figlio, e nelle iconografie viene solitamente raffigurata con la palma e la corona reale in atto di uccidere il drago. La festa annuale della patrona viene celebrata il 20 luglio di ogni anno, e fino a non molto tempo fa era consuetudine festeggiare l'avvenimento con una piccola sagra popolare, ma ora anche questa tradizione è lentamente scivolata nel dimenticatoio. Si usava celebrare la festa in presenza di una reliquia della Santa, donata a don Antonio Busatto, Arciprete di Castelcucco dal 1909 al 1922, dalla famiglia Foscarini, che era allora proprietaria dell'Oratorio. Il passaggio di proprietà al beneficio parrocchiale avvenne infatti solo nel 1913.

Relativamente alle radici storiche dell'edificio, l'atto notarile più antico che si conosca riguarda la visita pastorale del 2 giugno 1467, ma le origini sono sicuramente più antiche, poiché una piccola donazione elargita alla chiesa di Santa Margherita è attestata in un documento del 20 giugno 1316. Qualche anno dopo, un altro documento certifica il lascito di due soldi alla chiesa di Santa Margherita da parte del fu Giovanni Pessato dei Colli di Paderno.

Nelle dimensioni attuali, la chiesetta fu ricostruita dopo il terremoto del 1695, come risulta dall'indicazione che si trova al centro della pala dell'altare, nella quale è riportata anche la motivazione della memoria:

"MDCXCV L'ANNO DEL TEREMOTO OCCORSO IL XXV FEBBRARO 1695".

Venne restaurata poi nel 1868, con inizio dei lavori precisamente il 18 luglio dello stesso anno, come si può leggere sopra la porta maggiore, dove sta scritto: "A.D. RISTAURATA 1868 LI 18 LUGLIO".

Nemmeno Santa Margherita sfuggì alla tradizione castelcucchese, in voga specialmente all'epoca del già citato parroco Don Antonio Busatto, di affidare ad una famiglia vicina la custodia delle cassette d'elemosina degli oratori. Per lungo tempo, i custodi dell'oratorio in questione furono i Perizzolo.

Nel 1935 si segnalano altri importanti lavori di restauro, mentre le ultime significative manutenzioni risalgono al recente 1996.

Dal punto di vista architettonico, la chiesetta si presenta a navata unica con campanile a vela ed abside orientata ad est. Ha due porte d'ingresso: una maggiore rivolta a ovest ed una laterale a sud.
L'unico altare, dietro il quale è alloggiata una piccola sacrestia, è interamente in legno, con il paliotto, vale a dire il rivestimento anteriore, lavorato a mano in stile barocco del Seicento.
La parte dell'altare destinata a sostenere statue, tele o reliquiari, chiamata dossale, è datata XIX secolo ed è quindi molto più recente del resto; poggia su un gradino color rosso mattone, ed è dotata di due colonne corinzie dal fusto scanalato, anch'esse dipinte di rosso.
Il dossale racchiude il polittico, cioè un insieme di più pannelli dipinti ad olio su tela di fine Seicento, attribuito alla Scuola Bassanese e raffigurante la Madonna in gloria con i Santi, che sta per essere incoronata dal Bambino seduto sulla sua spalla. E' costituito da cinque parti, una centrale più grande e due coppie di formelle incolonnate ai lati.
Ai piedi della Madonna si notano: a sinistra, Santa Margherita vergine e martire, e a destra San Giorgio a cavallo che combatte contro il drago.

Di buon pregio storico-artistico, opere del XIX secolo, sono anche una serie di quattro candelieri in ottone, un leggio d'altare ligneo, due statue di angeli reggicero, due panche, una credenza con alzata. Interessanti risultano pure le due acquasantiere da muro pensili: in particolare una di queste è degna di nota, benché caratterizzata da una tipologia semplice e spartana. Risale al XVII secolo, è in pietra grigia dalla superficie esterna bocciardata e presenta una forma circolare schiacciata.
Nella sacrestia si trovava un Crocifisso di valore, dipinto sullo stesso legno della croce, attribuito al Trivellin, ma per evidenti motivi di sicurezza è stato trasportato presso la Chiesa Parrocchiale.

Per l'aspetto storico è da prendere in considerazione la credenza riposta a ridosso dell'altare, e pregevoli sono anche le stampe della Via Crucis, dipinte da Luigi Agricola ed incise da Gaetano Canali.

 

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Ultimo aggiornamento: 15/05/2007 20.39.18 E-mail: info@castelcucco.com