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L'amena collocazione, e la profonda fede per la Santa a cui è dedicata, ne fanno una chiesa ricca di fascino e suggestione, molto amata in paese.

 
Santa Lucia

Percorrendo la strada verso Paderno del Grappa, non si può evitare di volgere lo sguardo a sinistra per ammirare la chiesa di Santa Lucia, ubicata in amena posizione in mezzo al verde e circondata da un piccolo piazzale a prato con alberi secolari.
La patrona non ha certo bisogno di presentazioni, considerando che si tratta di una Santa veramente universale, di grandissima fama e venerata in tutto il mondo. La troviamo anche nella "Divina Commedia" di Dante Alighieri, che fece di lei il simbolo della luce spirituale, cioè della Grazia illuminante.
La tradizione narra che a Lucia, denunciata come cristiana al proconsole romano, siano stati strappati gli occhi, e per questo è da sempre invocata come protettrice contro le affezioni della vista; tra l'altro il suo stesso nome evoca la luce.
Nelle iconografie, gli artisti la raffigurano nell'atto di presentare su un bacile gli occhi divelti, come oggetto simbolo del suo martirio.

A questa grande Santa è dunque dedicato l'oratorio castelcucchese che, secondo le affermazioni di autorevoli storici, trae le sue origini all'epoca dell'insediamento del Cristianesimo nell'Asolano, e quindi proprio nei primi secoli della Fede cristiana nel nostro territorio; molto probabilmente prima dell'attuale chiesa esisteva già un sacello.
La tradizione tende a sottolineare la presenza di una comunità di frati, ma la carenza di prove documentali lascia più spazio alla leggenda che alla storia, la quale fa risalire l'origine della chiesa al XII secolo. Si sa per certo comunque che alla caduta della tirannide dei Carraresi di Padova, avvenuta il 13 dicembre 1388, l'edificio fu dedicato a Santa Lucia poiché in quello stesso giorno ricorreva la sua festa liturgica.
Ancora oggi, il 13 dicembre, la Santa Messa celebrata in questa cappella vanta una numerosa partecipazione di fedeli, provenienti non solo da Castelcucco ma anche dai comuni limitrofi..
Si parla dunque di una costruzione risalente all'Alto Medioevo, e appare fondata l'ipotesi di alcuni studiosi che la considerano l'antica sede parrocchiale. A tal proposito, nel volume V della "Storia dell'antica città di Asolo", opera di Antonio Gaetano Pivetta del 1880, si legge quanto segue:

"Nel colmello denominato Longo Muson esiste la chiesa di Santa Lucia. Questa anticamente si trovava essere la Parrocchia del villaggio, ma dopo di accadute dissenzioni cogli abitanti degli altri colmelli in riguardo alla medesima, perché in situazione non conveniente, venne innalzata un'altra chiesa presso il colmello di Carpene, ma in situazione più incomoda, che è la sopradescritta dedicata a S.Giorgio, né gli mancarono mezzi di farla instituire chiesa parrocchiale, la cui dedicazione seguì nel giorno 25 ottobre 1654 col mezzo del vescovo di Treviso Gio.Antonio de Lupi colla soppressione dell'altra che fu soltanto ritenuta per sempre sussidiarile come lo è tuttora".

Il nucleo originario dell'edificio di Santa Lucia, ricco di storia, era simile a quello vecchio di San Bortolo, ed è citato nella visita pastorale del 2 giugno 1467. In seguito la chiesa fu ampliata e modificata, proprio negli anni fra il XVI e l'inizio del XVII secolo, fino a raggiungere l'aspetto che conserva tuttora, come farebbe intendere la scritta sull'architrave della porta laterale.


L'interno di Santa Lucia

Santa Lucia si presenta oggi a pianta rettangolare, con facciata rivolta ad est e campanile appoggiato a sud al muro del presbiterio, dal quale si accede alla piccola sacrestia.
L'ingresso principale è protetto dal protiro, un piccolo portico su due colonne, tipico delle antiche basiliche cristiane e delle chiese romaniche.
Degni di rilievo artistico sono l'altare maggiore ligneo con la sua pala, e gli affreschi dei due altari laterali. Questi ultimi, in legno del Seicento, sono riccamente scolpiti a mano e decorati ad oro foglia, comprese le relative pale. Visto il loro pregio, dal 1941 si trovano custoditi nella Chiesa Arcipretale di San Giorgio Martire, e precisamente nella Cappella della Santissima Trinità, la prima a sinistra, e nella Cappella dell'Assunta, la prima a destra; a Santa Lucia è rimasto solo l'Altare maggiore.

Il dossale, situato sopra un gradino ornato con tralci vegetali che si snodano a serpentina, è caratterizzato da due alte colonne corinzie dal fusto scanalato, ed è simile a quello della vicina chiesa di Santa Margherita.

Anche il prezioso originale della pala dell'altare si trova oggi nella Chiesa Arcipretale: si ritiene comunemente che alcune facce dei principali personaggi ed il panneggio delle vesti siano opera addirittura del Veronese. Santa Lucia è rappresentata in primo piano, mentre viene incoronata dal Bambino in braccio alla Vergine.

La balaustra, un parapetto in marmo rosato di Verona di fine XIII secolo, è interessante per la particolare raffinatezza di disegno che presenta.

Il Crocefisso del XIX secolo, collocato in controfacciata sopra il portale, è in legno intagliato e dipinto; la croce è lignea solo lungo i bordi, mentre nella parte interna è dipinta a strisce verticali grigie e rosse. I bracci terminano con un elemento ligneo vagamente cuoriforme e con una conchiglia al centro.

L'acquasantiera, un'ampia vasca in marmo rosato e di foggia molto semplice, risale alla seconda metà del XIX secolo e riprende certi motivi barocchi. Poggia su un fusto panciuto a doppio corpo e a sezione circolare terminante con un piede dalla forma di una campana schiacciata. Il tutto è sostenuto da una base triangolare dai lati lievemente concavi verso l'interno.
Allo stesso periodo risale l'altra acquasantiera, in pietra d'Ischia, caratterizzata da un alto disco piatto al quale è sovrapposto un elemento dalla forma richiamante una campana.
Dopo un anello lievemente bombato si trova il fusto panciuto ma piuttosto slanciato sul quale s'innesta l'ampia e liscia vasca.

Le due lampade pensili in rame dorato, di gusto decorativo vagamente baroccheggiante, sono ornate con motivi geometrici e vegetali e con tre figure di angioletti dalle ali lunghe aperte e dalle braccia alzate. Sono rette da tre catenelle, formate da coppie di cuori unite tra loro da anellini che vanno a raccordarsi ad un piattello a forma di campana, e sostituiscono le due lampade d'argento portate via al tempo di Napoleone I.

Gli "ex voto", nove, recentemente raccolti in un'unica bacheca, meritano particolare menzione, non tanto per il modesto valore artistico, ma perché sono fervidi segnali della fede e devozione popolare che si manifestano anche e soprattutto nella circostanza di gravi problemi, considerati non irreparabili solo nella speranza di un prodigio miracoloso.
Più antico di tutti è il quadretto realizzato nel 1822 dall'allora cappellano di Cavaso, don Gio.Batta Tremonti: raffigura il Sig. Giovanni Stocco riconoscente, inginocchiato con le braccia alzate in direzione di Santa Lucia sospesa tra le nuvole.
Il più recente è invece datato 1975.

 

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Ultimo aggiornamento: 15/05/2007 19.39.18 E-mail: info@castelcucco.com