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Già annesso alla settecentesca Villa
"Perusini", è situato alle pendici del Col
Muson, a mezza distanza fra Castelcucco e Paderno del Grappa.
Sarebbe inutile spendere parole per celebrare il Santo in
questione, trattandosi del Patrono d'Italia ed essendo talmente
sconfinate la sua grandezza e la sua fama. Di lui basti dire
che è il personaggio senza dubbio più celebre
di tutta l'agiografia cristiana, noto, ammirato e amato anche
in ambienti lontani dalla Chiesa cattolica, come ad esempio
nel lontano Oriente.
Figlio di un ricco mercante, rinunciò pubblicamente
ai beni paterni, si spogliò delle proprie vesti, fece
voto di assoluta povertà e da allora visse il Vangelo
con forte coerenza, seguendo il Cristo umile, povero e casto,
secondo lo spirito delle beatitudini.
A lui si sono ispirati letterati e artisti di ogni tendenza
e scuola e persino personaggi politici e rivoluzionari, che
hanno visto in Francesco un apostolo della contestazione non
violenta, un precursore dell'opposizione contro il materialismo
ed il consumismo.
La costruzione dell'oratorio castelcucchese è antecedente
al 12 settembre 1752, data in cui il Vicario generale della
Diocesi di Treviso, Monsignor Alvise Franzogia, per conto
del Vescovo Giustiniani, concesse "licenza" di farvi
celebrare la Santa Messa tutti i giorni.
Durante la Prima Guerra Mondiale, la chiesetta subì
lo stesso destino di molte altre, venendo adibita ad uso militare
e proseguendo poi nel degrado e nell'abbandono.
Nel 1944, quando era ormai talmente pericolante da essere
a rischio di crollo, la signora Augusta Pinarello la donò
alla Parrocchia di Castelcucco.
Nel 1953, l'intero complesso fu dignitosamente restaurato
a cura della Soprintendenza ai Monumenti, dopo insistenti
pressioni da parte del compianto Arciprete Don Primo Aggio,
che invocava i necessari interventi "in nome dell'arte,
della pietà e della fede".
Dal punto di vista strutturale, la chiesetta presenta un'architettura
innovativa ed originale, secondo alcuni addirittura geniale,
realizzata dal celebre architetto veneziano Giorgio Massari,
che nella nostra zona ha lasciato moltissime altre testimonianze
della sua prodigiosa attività: Villa Fietta a Paderno
del Grappa ne è l'esempio a noi più vicino.
L'edificio di San Francesco, molto simile alla piccola chiesa
della Villa Tamagnini-Lattes di Istrana, si presenta a pianta
ottagonale, illuminato da due finestre.
Citando testualmente quanto riportato sulla pubblicazione
"Il Grappa" del mese di luglio 1977, la facciata
a tre fronti "acquista volume nel movimento di più
piani, sviluppandosi con un ordine ionico, che idealmente
recinge buona parte della costruzione. Gli elementi decorativi
sono ridotti all'essenziale: alta la trabeazione e notevole
l'intervallo tra la cornice del portale ed il frontone, mentre
la voluta della serraglia presenta proporzioni più
ridotte".
I due fabbricati laterali addossati al corpo centrale, che
corrispondono al vano che gira intorno all'altare, fanno parte
integrante dell'intera costruzione, perché coperti
dallo stesso tetto. Si accedeva ai piani superiori direttamente
da Villa "Perusini", attraverso un corridoio pensile
sostenuto da una bassa e robusta arcata che sovrastava la
strada comunale, allora unico collegamento tra Castelcucco
e Paderno.
Ciò che conferisce particolare armonia ed equilibrio
all'intera struttura sono i due piccoli campanili, un tempo
terminanti con due cupole di rame, a bulbo, com'è nell'autentico
stile dell'autore. Tali cupolette furono asportate durante
l'ultima guerra, e poi ricostruite nei primi anni '70, ma
non più a bulbo, per interessamento di un benefattore.
L'altare, di ignoto architetto veneto e riconducibile ad un
primissimo Ottocento, si presenta semplice e sobrio, ma di
armoniose proporzioni; è in marmo bianco di Carrara,
chiaro appena venato di grigio, e mostra sulla parte frontale
della mensa una doppia cornice di forma rettangolare in cui
è inserita una croce greca a perle.
Il dossale, pure molto semplice, è caratterizzato da
quattro bianche colonne con capitelli corinzi e da un frontone
arcuato con modanatura a dentelli.
La pala d'altare raffigura la Vergine con Bambino ed i Santi
Francesco, Domenico e Pietro d'Alcantara, e sostituisce quella
originale, "volata via" molto probabilmente perché
deteriorata in modo irrecuperabile.
La Trasfigurazione del soffitto ha caratteristiche tiepolesche,
è di buon pregio artistico e gode di buona conservazione.
La parte inferiore dell'affresco è occupata da un paesaggio
roccioso dai colori scuri, nel quale sono immerse le figure
dei Santi Giovanni, Giacomo e Pietro, mentre nella parte superiore
è raffigurato un tripudio di angioletti.
FONTI: Articolo di Elio Boito, pubblicato nella rivista
per gli emigranti "Il Grappa" (luglio 1977); Descrizioni
del Centro Regionale di Documentazione dei beni culturali
e ambientali del Veneto; Manoscritto di Don Antonio Busatto
(1917); Storia di Castelcucco di G.Farronato (1999); Archivio
Parrocchiale di Castelcucco.
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