L'epilogo del primo Campionato Il ritorno con la Casonense era la penultima partita del campionato 1995 – 1996; restava solo l’ultima stazione della nostra Via Crucis, la trasferta di Semonzo. Era il 12 aprile 1996, una data che ricordo con piacere perché costituì il mio esordio da titolare con la maglia del Calcio Amatori Castelcucco. Bisogna dire, per quei pochi che non mi conoscessero, che io rappresento l’incapacità calcistica in senso assoluto, le mie doti tecniche sono paragonabili alla temperatura della Siberia, cioè nettamente sotto zero. Per questi motivi quando gioco io è sintomo che la squadra è presa veramente male. Ed in effetti quella sera eravamo in undici contati. L’emigrazione di giocatori a cui ho già accennato in precedenza era lentamente ma inesorabilmente continuata, ed ecco che all’ultimo appuntamento della stagione ci presentavamo solamente in undici, rispetto ai trenta nomi di partenza. Mi chiedo cosa sarebbe successo se ci fossero state altre partite… Ma per fortuna, come ripeto, quella contro il Semonzo era l’ultima. Una piccola soddisfazione in ogni caso per me fare parte dell’undici titolare. Se ho un solo pregio è quello di essere perfettamente consapevole dei miei enormi ed evidenti limiti, per questo evito il più possibile di scendere in campo, ben sapendo che giocare con me è come giocare con uno in meno, ma la voglia che io avrei di entrare nel terreno di gioco è enorme, è la stessa di tutti gli altri, per questo a volte faccio veramente fatica ad autoescludermi. E quindi occasioni come quella di Semonzo, in cui sono praticamente costretto a giocare perché non c’è nessun altro disponibile e la squadra altrimenti sarebbe ridotta in dieci, sono per me un’autentica manna dal cielo, che cerco di non lasciarmi sfuggire facendomi sempre trovare pronto con la mia borsa fornita di tutto l’occorrente sempre a portata di mano. A dir la verità avevamo un dodicesimo uomo disponibile, Kevin Colla, ma all’epoca lavorava presso gli Istituti Filippin e non avrebbe terminato il suo turno prima delle 21.00, per cui eventualmente sarebbe stato in campo solo per il secondo tempo, ragion per cui io ero inevitabilmente destinato ad una maglia da titolare! Scelsi ovviamente la maglia numero 5, che da sempre adoro in onore del più grande stopper della storia juventina, Jurgen Kohler, e mi apprestai a raggiungere i compagni per il fischio d’inizio. Che momenti indimenticabili! Ho addirittura conservato il biglietto originale con cui Dario Perizzolo, il nostro dirigente guardalinee tuttofare, disegno’ la disposizione in campo dei nostri undici leoni. Conservo gelosamente quel foglio, l’ho messo addirittura in cornice, e ve lo ripropongo su questa pagina Internet. Terminò 0 – 0, e fu appunto una tipica partita da zero a zero, senza nemmeno uno straccio di emozione. L’unica occasione capitò proprio a noi, su un mio tentativo di tiro in porta completamente sballato ebbe origine un invitante assist per Beniamino, che però in buona posizione tirò maldestramente fuori. Ma, come ripeto, il pareggio a reti bianche è stato senza dubbio il risultato più giusto. Tra l’altro non avevamo nemmeno il sostegno del nostro CT Ivano Forner, assente quella sera. Ma anche se fosse stato presente, ridotti all’osso come eravamo non avrebbe nemmeno potuto mettere in pratica la sua tattica del cambio continuo, che tante volte ci aveva aiutato nel corso del Torneo. Il Centro Sportivo Italiano prevede infatti i cambi rotanti, tipo basket o pallavolo per intenderci, per cui anche un giocatore sostituito può successivamente rientrare sul terreno di gioco. E per noi, che come ho più volte sottolineato eravamo decisamente carenti dal punto di vista della preparazione fisica, era una vera manna dal cielo potersi riposare cinque minuti in panchina e poi riprendere la partita. E devo dire che Ivano era veramente bravissimo a gestire questa possibilità. Considerando il “materiale” che ha avuto a disposizione, non propriamente di prima qualità, ha veramente saputo sfruttarlo al massimo. La sua tecnica era semplice; cambi continui, senza interruzione, per disorientare gli avversari che non si trovavano più di fronte l’uomo da marcare, ne sceglievano un altro e dopo dieci minuti rientrava quello di prima e loro non ci capivano più niente. Sembra una sciocchezza, ma ricordo che in certe partite gli avversari erano veramente disorientati, senza scherzi. Gli arbitri invece non apprezzavano questa tecnica che , pur consentita dal regolamento, spezzettava il gioco in maniera esasperata, e spesso i direttori di gara rimproveravano il nostro Ivano. Ma nella partita conclusiva a Semonzo, come ripeto, non c’era Ivano e non c’erano nemmeno riserve in panchina, per cui la rotazione dei cambi fu necessariamente accantonata. L’unica sostituzione avvenne nell’intervallo, quando io lasciai il posto a Kevin che ci aveva raggiunti dopo il lavoro.
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