La scelta di continuare Molte cose cambiarono da quella sfida con la Casonense, che rappresentò la nostra Caporetto calcistica: quella sera durante la cena al Montegrappa capii molte cose, mi resi conto che undici buoni giocatori non fanno automaticamente una buona squadra (e comunque il numero dei nostri buoni giocatori non arrivava ad undici!), constatai che anche in un campionato apparentemente facile l’allenamento fisico e una basilare organizzazione di squadra sono comunque indispensabili, ed in generale mutai totalmente quelle che erano le mie idee sul Calcio Amatori Castelcucco; analizzai i pro ed i contro dei mesi fino ad allora trascorsi e decisi, non solo per il resto di quel campionato ma per sempre finchè esisterà questa squadra, che gli scopi agonistici e le ambizioni di risultato a tutti i costi dovevano essere definitivamente accantonati, per far prevalere invece tutti gli altri aspetti che ho cercato di mettere in luce in precedenza, e che saranno il cardine su cui basare l’attività amatoriale di noi poveri presunti calciatori di Castelcucco e dintorni. Se non avessi agito in questo modo, penso che la nostra avventura sarebbe cessata allora, al termine della prima stagione, invece siamo ancora qui: è vero, siamo una realtà effimera, oggi esistiamo e domani non si sa, ma per il momento ribadisco che ci siamo ancora, e con tutte le intenzioni di prolungare la nostra attività anche alla stagione 2000 – 2001. Eh sì, quella sera al Montegrappa segnò una svolta da molti punti di vista: iniziò la fuga di giocatori a cui ho già accennato in precedenza, e quelli rimasti capirono che era meglio rimanere coi piedi per terra ed accettare i difetti e gli evidenti limiti del nostro gruppo. Fu soprattutto la partecipazione agli allenamenti che subì un crollo verticale: la presenza media nel girone di ritorno era di sole sei – sette persone, e questo mi faceva veramente soffrire, perché testimoniava il disinteresse dei più e l’assoluta mancanza di spirito di sacrificio. I nostri allenamenti non erano niente più di una partitella tra amici, eppure quasi tutti li disertavano per poi presentarsi puntuali alla partita della domenica mattina. Purtroppo erano proprio i pezzi grossi della squadra, i cosiddetti giocatori “forti”, che avrebbero dovuto a parer mio essere di esempio agli altri, a fregarsene dell’allenamento. Ho sempre odiato questi atteggiamenti di menefreghismo da parte di chi sa che comunque in campionato scenderà in campo grazie all’importanza del suo nome e quindi l’allenamento può essere accantonato, tanto il posto in squadra è certo lo stesso. Oggi questo fenomeno si è per fortuna molto attenuato (non posso onestamente dire che sia scomparso), ed io cerco sempre di non guardare in faccia nessuno e di fare le mie scelte con equità assoluta; se dipendesse solo da me, le presenze agli allenamenti sarebbero l’unica base di partenza per scegliere gli undici titolari della domenica (o del sabato, visto che ora giochiamo appunto di sabato pomeriggio). Ma le cose erano diverse in quella disgraziata seconda parte della stagione 1995 – 1996. Le presenze certe alle sedute di allenamento erano solamente quattro: io, Maurizio, Paolo Albanese e Davide Lionello, che alla fine fu il più presente in assoluto. Ricordo in particolare l’ultimo allenamento , la sera del 29 marzo 1996: non posso nemmeno fare appello ai proverbiali quattro gatti, perché ci ritrovammo solamente in tre! Oltre a me, erano presenti i soliti Albanese e Davide. Che tristezza quella sera! Loro due si esercitavano ai calci di rigore mentre io correvo da solo attorno al campo, e man mano che aumentavano i giri cresceva in me la sensazione di essere un povero deficiente, che si preoccupa tanto per gli altri senza mai essere ricambiato. Sono i tipici momenti in cui veramente ti chiedi “ma chi me lo fa fare?”, in cui ti viene voglia di mollare tutto, in cui ti senti inutile, in cui non vedi un futuro per quell’iniziativa in cui credevi tanto e in cui tante energie hai profuso. Ma poi subentra sempre la passione, quella forte ed incrollabile passione che ti spinge a superare i momenti bui e ad aggrapparti fortemente a ciò che credi, quella passione per la quale tenti di ingannare te stesso convincendoti che tutto passerà, che il futuro riserverà giorni migliori, che l’anno prossimo andra’ meglio… e già sapendo nel tuo intimo che non sarà affatto così! Se non ci fosse stata la passione a sorreggermi, oggi non sarei qui dopo cinque anni a parlare ancora di Calcio Amatori, con tutta l’intenzione di continuare anche per il prossimo campionato. E fu sicuramente la passione, unita alla forte convinzione che comunque la realtà degli Amatori Castelcucco era una realtà positiva che doveva continuare, a spingermi ad andare avanti con i resti della truppa dopo la cena ormai famosa di cui tanto ho già detto. Ci ritrovammo in meno, ma più consapevoli delle nostre potenzialità e soprattutto dei nostri limiti, e fu con questo spirito che affrontammo le rimanenti partite, senza mai vincere ma senza nemmeno farci ridicolizzare, se si esclude un’altra sconfitta casalinga 0 – 3 a Possagno con il Bessica, i cui giocatori veramente si sono fatti beffe di noi. Sono cose che non tollero, perché penso che l’avversario vada sempre rispettato, e così come c’è modo e modo di perdere, altrettanto dev’essere per chi vince. In quell’occasione invece il Bessica non diede certo prova di sportività e signorilità , non si accontentavano di vincere ma volevano umiliarci passeggiando sulle macerie della nostra squadra, addirittura volevano battere un rigore di seconda per sbeffeggiarci fino alla fine. Hanno indubbiamente vinto con pieno merito, tra noi e loro c’era un abisso, il punteggio finale pur pesante non è veritiero perché il divario era veramente enorme e lo scarto di reti avrebbe potuto essere ben maggiore, ma ribadisco che sul piano del comportamento siamo stati noi a dare una lezione a loro. Ma tralasciando questa sfortunata prestazione, nel resto del campionato riuscimmo a difenderci decentemente: il pareggio era il risultato che ci contraddistingueva, quasi sempre per 1- 1 e quasi sempre con le stesse modalità, vantaggio nostro e avversari che pareggiavano nei minuti finali, quando i miei poveri Amatori proprio non ne potevano più e attendevano il triplice fischio finale come una liberazione. Praticamente infatti non si allenava più nessuno, come ho già detto, e questo in campo si faceva sentire eccome, non era certo un caso se venivamo raggiunti sempre verso la fine della partita, a quel punto gli avversari correvano ancora mentre noi eravamo fermi, e questo nonostante ogni incontro avesse una durata di sessanta minuti, ben lontano quindi dai novanta tradizionali. Di tante vittorie mancate proprio per motivi di tenuta fisica ne ricordo una in particolare, la prima giornata di ritorno. Eravamo a Possagno ed affrontavamo la Misquillese, a cui tante volte ho già accennato come vittima della nostra prima storica vittoria, e sembrava ripetersi il risultato dell’andata, si materializzava un inatteso bis ancora ai danni degli “amici” di Mussolente: segnammo nel primo tempo l’1 – 0 con Beniamino Zalunardo, anche se a dire la verità il gol fu un autentico colpo di culo. Perdonami caro Benia, sai quanto sia sconfinata la stima che nutro nei tuoi confronti, ma quella rete fu un omaggio della dea bendata. Ho ancora davanti agli occhi la scena, con Beniamino che scivola sul terreno umido e così facendo lascia partire un tiro da fuori area con una diabolica e beffarda traiettoria che puntualmente termina alle spalle del portiere avversario con la palla insaccata in rete ed il momentaneo vantaggio per noi. Nel quarto d’ora finale la mia squadra come al solito spariva, la difesa soffriva , la Misquillese premeva ma i minuti passavano, e quando la seconda vittoria in campionato sembrava fatta, ecco l’atroce beffa del pareggio al sesto minuto di recupero! Inutile dire che i nostri erano ridotti ai minimi termini , ma l’arbitro si comportò bastardamente, si vedeva chiaramente che la sua intenzione era quella di pilotare l’incontro verso il pari, ed ha concesso un interminabile ed ingiustificato recupero, avendo visto che appunto il Castelcucco era ormai fisicamente sotto zero ed un gol degli avversari ci sarebbe sicuramente stato. Quel giorno mi venne veramente il mal di fegato, a lungo bestemmiai contro il destino atroce e l’arbitro carogna che avevano voluto farci assaporare l’illusione del successo per poi togliercelo spietatamente di mano quando ormai lo consideravamo già nostro! Ho voluto citare quello che ritengo l’esempio più eclatante, ma partite gettate al vento in questo modo erano purtroppo la regola per noi; pensate a quanto ho sofferto sulla nostra panchina, consumandomi gli occhi per seguire il movimento delle lancette, incrociando le dita per conservare il vantaggio fino al termine per poi ogni volta assistere impotente all’immancabile pareggio dell’avversario di turno! Come ripeto, anche in un torneo amatoriale con tempi da trenta minuti l’allenamento è fondamentale, approfitto di queste pagine Internet per ribadire ai miei giocatori questo concetto basilare, sperando di essere ascoltato più che in passato. Davide Lionello era l’unico che correva dall’inizio alla fine della partita, tamponava un po’ dappertutto e fu sicuramente il nostro miglior giocatore del campionato 1995 – 1996, peccato solo che litigasse con il gol in continuazione! Puntavamo tutto su di lui per il nostro attacco, specie dopo l’abbandono di "Berto" Fregona, ma da questo punto di vista il buon Davide fu veramente una delusione. Sbagliò gol incredibili per uno come lui, e spesso non riuscivamo a chiudere la partita proprio a causa delle occasioni di raddoppio che lui falliva, ma onestamente non me la sento di rimproverarlo per questo. E’ vero, ci aspettavamo da lui un’enorme quantità di realizzazioni che invece non ci sono state, ma come ho detto in precedenza Davide spesso portava la croce per tutti, faceva il lavoro che i suoi compagni non erano in grado o semplicemente non avevano voglia di fare, era immancabile agli allenamenti, fisicamente era il più dotato e preparato in assoluto, e in generale la sua serietà di comportamento è stata una delle poche note liete del primo anno di attività degli Amatori, vorrei che Davide fosse veramente un esempio in campo e fuori per tutti coloro che in futuro indosseranno la maglia del Calcio Amatori Castelcucco.
Tra l’altro, è vero che non si rivelò il cannoniere in cui tutti confidavamo, che non fu l’uomo che risolveva la partita con un guizzo vincente, che non si comportò come il bomber spietato che da solo ti fa vincere un campionato, ma alla fin fine il tanto criticato Davide fu comunque il nostro capocannoniere. E’ vero, segno solamente tre gol, ma chi seppe far meglio di lui? Nessuno… Ma tornando ai gol di Davide, la seconda realizzazione avvenne a Sacro Cuore di Romano, contro la locale formazione della Polisportiva Ezzelina. Un’altra partita per noi “storica”, ma per diversi motivi: dopo dieci minuti di orologio stavamo già perdendo 3 – 0 e gli avversari avevano pure sbagliato un rigore. Il tutto, ripeto, in dieci minuti! Ma in quella partita ne capitarono veramente di cotte e di crude, episodi incredibili e tragicomici, chiunque fosse stato presente non scorderà mai le situazioni di tutti i colori che si verificarono, e ancora oggi infatti ogni volta che ci si ritrova per qualche cena la partita Polisportiva Ezzelina – A.C. Castelcucco è sempre uno degli argomenti all’ordine del giorno. Per questi motivi voglio affrontare più in dettaglio quella disastrosa giornata in qualche altra pagina di questo sito, perché appunto si tratta di una partita che merita assolutamente una trattazione a parte. Per il momento mi basta ricordare il risultato finale, sconfitta 4 – 1 con gol della bandiera realizzato appunto da Davide Lionello. E l’ultima marcatura del nostro bomber si verificò a Casoni, contro quegli avversari che ci avevano battuto, umiliato e messo in crisi da tutti i punti di vista nella famosa partita di andata, immersa nella nebbia di Possagno, di cui ho già ampiamente parlato. Fu una delle tante partite che vincevamo 1 – 0, grazie al gol di Davide che aveva colto anche una traversa con uno splendido tiro da fuori area, ma i miei giocatori sono animati da eccesso di sportività, e quando si accorgono che gli avversari non riescono a pareggiare decidono di occuparsene in prima persona. Nell’occasione fu Graziano Taschin a rendersi protagonista di uno dei più bei gol della storia di noi Amatori, peccato che la porta fosse quella sbagliata! Il nostro impavido stopper attese al limite della nostra area un pallone proveniente dall’alto e, completamente libero senza nessun avversario che lo pressasse o lo infastidisse in qualche modo, tentando di liberare verso il centrocampo riuscì non si sa come a sferrare un potentissimo tiro in direzione del tutto opposta, fulminando il nostro povero portiere Maurizio che mai si sarebbe aspettato una simile prodezza balistica da parte di un proprio compagno Prossimo
Capitolo: L'epilogo
del primo Campionato | ||||