Le cocenti delusioni I protagonisti appena elencati si illusero forse troppo presto di aver di fronte un campionato facile, in cui tutte le partite si potevano vincere senza particolari sforzi, e questo senza dubbio fu un grosso errore. Ci attendevano infatti 21 domeniche piene di delusioni, e questo fu uno dei motivi che causarono una vera e propria diaspora all'interno della nostra ampia rosa di giocatori; Michele Basso, Matteo Bastianon, Loris Bragagnolo, Giuseppe Bosa, Oscar Codemo, Roberto Fregona, Fabio Parisotto, a breve distanza l'uno dall'altro ci hanno ben presto abbandonato, e ciò non ha certo giovato allo sviluppo del nostro progetto. Le sconfitte si susseguirono, ed io in particolare mi sentivo sempre più abbattuto; non solo mancavano i risultati, ma anche il gruppo si sfaldava, lentamente ma inesorabilmente. Tutto ciò per cui io e Gianni avevamo faticato stava crollando sotto gli spietati colpi degli attaccanti avversari, che partita dopo partita ci facevano precipitare verso l'ultima posizione in classifica, gli entusiasmi della vittoriosa trasferta di esordio erano ormai solo un piacevole ma sempre più sfumato e lontano ricordo. Il tempo cancella ogni cosa, ed il presente era purtroppo per noi triste e grigio, non sembrava esserci nessuna possibilità di mutare lo stato di cose che si era venuto a creare, e addirittura ci fu un momento in cui il progetto Amatori pareva irrimediabilmente destinato al pensionamento precoce, la prima stagione sarebbe stata forse anche l'ultima. Il momento peggiore fu probabilmente il 20 dicembre 1995; si giocava una partita in notturna, a Possagno, contro la Casonense, e subito dopo avevamo organizzato la nostra prima cena sociale, ovviamente presso l’Hotel Montegrappa, che da subito avevamo eletto a nostra sede. Sembravano esserci tutti i presupposti per dare una decisa sterzata al nostro Campionato, per ottenere finalmente un risultato positivo che desse un‘iniezione di fiducia all’ambiente ed infondesse in tutti noi quell’entusiasmo che da troppo tempo era in vertiginosa discesa. Era un mercoledì, e da Castelcucco si mosse anche una piccola comitiva di tifosi al nostro seguito: poveracci! Ripagammo la loro fiducia con la peggiore prestazione dell’anno. Si avvertiva qualcosa nell’aria, l’atmosfera era satura di segni premonitori, tutti negativi per noi. Innanzitutto a Possagno c’era nebbia fitta, talmente fitta che non si distingueva un compagno da un avversario a meno di un metro di distanza, e se pensate che io stia esagerando chiedete conferma a chi c’era. In quelle condizioni, nessuna seria organizzazione sportiva avrebbe permesso lo svolgimento della partita; purtroppo il Centro Sportivo Italiano, che gestiva il nostro campionato, tutto era meno che una seria organizzazione sportiva, e quindi si giocò. Inaspettatamente ci vennero a mancare i nostri due pezzi migliori, Giuseppe Conte e il capitano Paolo Mares, e ciò naturalmente non contribuì certo ad aumentare la nostra voglia di scendere in campo, anzi… man mano che passavano i minuti vedevo uno scoramento totale sui volti dei miei giocatori, la triste ed umida cappa di nebbia, unita alle assenze appena citate, aveva tolto loro ogni velleità agonistica, sembrava che la sconfitta fosse ineluttabile, che fossimo dei predestinati, inutilmente cercavo di infondere un po’ di grinta, perché al di là di tutto avevamo di fronte quelli che sulla carta avrebbero dovuto essere i migliori avversari possibili per noi, oltre a non aver mai vinto erano anche all’ultimo posto in classifica, e facevo leva su questo per caricare i miei uomini. Purtroppo i miei tentativi di spronarli furono vanificati dall’ingresso dell’arbitro nel nostro spogliatoio; un autentico clown, un pazzoide vestito da arbitro, un povero mentecatto che chiaramente aveva sbagliato strada causa nebbia e chissà come si era trovato con un fischietto e dei cartellini in mano ed aveva deciso di dirigere la nostra partita. Mai più scorderò quella figura farsesca, quel fantozziano direttore di gara con la bocca sempre spalancata in una sconvolgente risata. Dopo l’appello non sapevamo se metterci a ridere o a piangere, oppure ancora se offrire la nostra resa agli avversari e rimediare così un’onorevole sconfitta 2-0 a tavolino. L’impatto con l’arbitro era stato traumatizzante, il colpo del definitivo K.O., la classica goccia che fa traboccare il vaso: non riusciva a dire due parole sensate di seguito senza esplodere in una fragorosa risata, sembrava veramente un personaggio da avanspettacolo, un cabarettista di serie B, una sagoma da Striscia la Notizia…tutto sembrava fuorché un arbitro! Le poche certezze della mia squadra si sgretolarono sotto i colpi delle terribili sghignazzate del sedicente direttore di gara, ed il Calcio Amatori Castelcucco che si avviava a centrocampo per il fischio iniziale sembrava più un corteo funebre che una squadra di calcio, e la stessa cupa atmosfera che circondava il campo di Possagno era molto più adatta ad un funerale che ad un incontro sportivo. Fortunatamente non tutto il male vien per nuocere, la nebbia infatti da una parte impediva un regolare svolgimento della partita, ma dall’altra risparmiava al pubblico la nostra pietosa esibizione! Non riuscendo a vedere nulla, ma intuendo comunque che le cose per noi non si mettevano affatto bene, i nostri infreddoliti spettatori ingannavano il tempo cercando funghi nei paraggi del campo! Ricordo che Roberto Fregona era addirittura munito di telecamera e cavalletto per riprendere la partita, decisamente poco fortunato il suo esordio come cameraman, aveva di fronte a sé una spessa coltre grigia che ovviamente rendeva del tutto inutile qualunque ripresa, con disperazione di Paolo Albanese che aveva fornito la telecamera nella speranza di poter poi ammirare le proprie gesta sul terreno di Possagno: lui era infatti l’unico dei ventidue giocatori che si sentiva a casa propria ed era smanioso di ben figurare. Ovviamente è stato uno dei primi a colare a picco nel naufragio generale. L’unica indicazione possibile per cercare di seguire lo svolgimento delle azioni era l’inconfondibile, opprimente, insopportabile risata dell’arbitro! Era veramente impressionante vedere di fronte a sé solo uno schermo grigio dal quale con insistenza si levavano queste risate del tutto immotivate, che si spostavano seguendo i movimenti del pallone. Il direttore di gara non aveva voluto nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di un rinvio della partita: “Io vengo da Valdagno”, ci disse, “ho fatto chilometri e chilometri e non ho nessuna intenzione di tornare un’altra volta: si gioca questa sera come previsto!”. Nessuna persona sana di mente avrebbe mai fatto disputare un incontro in quelle condizioni, ma spero di aver fatto capire che il nostro personaggio non aveva proprio tutti gli ingranaggi mentali perfettamente funzionanti. A farla breve fu un 3 – 0 secco a favore della Casonense, che mai in precedenza aveva vinto e mai aveva segnato tre gol in una volta sola. Stava diventando una triste abitudine: contro di noi qualunque squadra interrompeva il proprio digiuno di punti e di gol e si risollevava il morale, mandando invece il nostro sempre più sotto i tacchi. Dopo la disfatta, tutti a cena: potete immaginare l’aria che tirava! Decisamente la peggior cena di squadra che io ricordi (non certo per la qualità del cibo, non vorrei che lo Chef e nostro Vicepresidente Luca Bolzon fraintendesse!), l’atmosfera non era certo di allegria, ma piuttosto un misto di delusione e voglia di smettere. All’inizio nessuno parlava, un silenzio di tomba, la partita appena conclusa era argomento tabù, poi piano piano qualcuno iniziò ad esporre un proprio commento, e gradatamente tutti si scatenarono, la rabbia accumulata in campo sfociava in accese discussioni, sembrava quasi di essere al bar il lunedì, quando i tifosi commentano con passione i risultati domenicali della serie A. Ognuno interpretava a modo suo il deludente cammino fino ad allora percorso, e la disfatta appena subita in particolare: chi accusava l’allenatore Ivano, chi l’arbitro, chi se stesso, chi i propri compagni, chi l’organizzazione in generale…insomma piovevano critiche per tutto e per tutti, ma nessuno aveva una proposta costruttiva, un suggerimento per ricominciare, per non ripetere gli stessi errori, per guardare con più fiducia al futuro ed evitare altri scivoloni come quello con la Casonense. Come se non bastasse il clima tutt’altro che idilliaco che si era venuto a creare, l’arbitro della partita era a cena con noi! Ancora oggi non ho scoperto chi l’ha invitato (e mi auguro per lui di non scoprirlo), ma si è trattato comunque della classica ciliegina su una torta sempre più amara ed indigesta; nemmeno mangiando ci ha risparmiato le sue demenziali risate, ed alla fine ha avuto la sfrontatezza di recarsi alla cassa dicendo che lui non pagava perché la cena era offerta da noi! Quando Luca è venuto a chiedermi una conferma, non sapevo se incazzarmi brutalmente o mettermi a ridere; ho scelto una via di mezzo, e ho fatto riferire a quella sfacciata canaglia di arbitro che non gli avrei offerto una cena nemmeno dopo una trionfale vittoria, figuriamoci quindi in una serata come quella, freschi reduci da tre mazzate a zero! La serata intanto continuava e, affievolitosi il tono delle discussioni, vedevo attorno a me solo gente con le ali tarpate, tutti mogi mogi. Senza le bellicose velleità di trionfo che sentivo con tanta insistenza dopo Misquillese – Castelcucco 0 – 1.Probabilmente la vittoria alla partita di esordio aveva gasato eccessivamente qualcuno dei nostri, ma ora tutti stavano lentamente tornando coi piedi per terra, più consapevoli della nostra piccola realtà, della nostra modesta dimensione. Ho già detto all’inizio di queste pagine che il nostro scopo non è puramente agonistico e che il nostro obiettivo non è certo la vittoria del campionato, ma a dir la verità il primo anno io e Gianni costruivamo la squadra con la segreta ambizione di competere per il successo finale. Forse chi conosce gli Amatori adesso penserà ad un mio momento di follia nel pronunciare una frase del genere, ma non è così; ora, dopo cinque anni e già proiettato al sesto, ha capito alla perfezione i limiti e le possibilità di un’organizzazione come il Calcio Amatori Castelcucco e, come ripeto per l’ennesima volta, sono io il primo a predicare a tutti le nostre finalità, a chiedere umiltà e consapevolezza dei proprio limiti, a ribadire che lo scopo primario è creare un affiatato gruppo di amici che si divertano a praticare il calcio assieme senza l’assillo del risultato ad ogni costo, ma il primo anno è stato diverso. Nel 1994 – 1995 infatti, la stagione precedente alla nascita della nostra squadra, io e Gianni avevamo partecipato allo stesso campionato con la maglia della Pedemontana Amatori, che giocava a Paderno ma era un’eterogenea formazione con giocatori provenienti dai vari comuni della zona, ed eravamo rimasti colpiti dal livello tecnico veramente basso di quasi tutte le formazioni partecipanti. La Pedemontana era indubbiamente una delle squadre più scadenti in assoluto, ma nonostante questo, e nonostante dovesse combattere con un numero sempre crescente di giocatori che abbandonavano, tanto che spesso era veramente un’impresa raggiungere gli undici necessari, qualche punto riusciva a portarlo a casa. Per cui Gianni maturò la convinzione che, organizzando una nuova squadra con elementi di Castelcucco che godevano fama di ottimi giocatori, in un campionato di così basso livello con avversari veramente poveri tecnicamente, la vittoria finale non ci sarebbe potuta sfuggire. Io di solito sono uno con i piedi per terra che pondera accuratamente ogni situazione, ma quella volta l’entusiasmo di Gianni era riuscito a coinvolgermi e farmi sbilanciare ben oltre il mio tradizionale pessimismo, anche perché vedevo con i miei occhi gli avversari che un’ipotetica compagine castelcucchese avrebbe poi dovuto affrontare, e mi sembravano veramente tutti alla nostra portata. Pensavo a nomi di spicco del mondo calcistico paesano, come Paolo Mares, Giuseppe Conte, Domenico Parisotto, Remo Reginato, Roberto Fregona,e mi dicevo: con gente così sarebbe veramente possibile ben figurare in un torneo Amatori. Gianni era più categorico: con gente così è pressoché certa la vittoria del torneo Amatori, mi ripeteva sempre. Purtroppo, come ormai avrete capito addentrandovi in questo sito, le cose andarono ben diversamente, e quindi le prime cocenti delusioni, giusto per riprendere il titolo di questo capitolo, furono ancora più cocenti, perché la sconfitta fa sempre male, ma è chiaro che partendo con l’ambizione di un successo finale il dolore per le batoste subite diventa ancora più forte. Prossimo
Capitolo: La scelta
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